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Data: 23 gennaio 2011
Dislivello:

350 mt. - Durata 4 ore + pranzo (itinerario non difficile,

ma un po' lungo e con alcuni tratti ripidi e stretti)

Ritrovo :

Piazzale Belvedere di Tezze sul Brenta ore 8.00 - partenza ore 8.05

Chiesa di San Vito di Brendola ore 9.30

Capogita: Eva Nardulli

La gita sostituisce quella prevista sui Colli Berici - Monti di Lonigo in quanto gli edifici di cui era prevista la visita sono chiusi in inverno e l'itinerario era per buona parte su strada asfaltata.

Ritrovo ore 8.00 a Belvedere e alle ore 09.30 al parcheggio della chiesa di San Vito di Brendola. Poco prima di San Vito, è possibile sostare in una testata buona pasticceria di Brendola per la colazione.
A San Vito si arriva uscendo al casello di Montecchio e seguendo per Brendola; in paese si seguono le indicazioni per San Vito.

Il sentiero n° 31 parte dalla chiesa San Vito di Brendola e imbocca via Lampertico; si passa a fianco della Villa PilottoBrendolan e si giunge sino a monte delle contrade Mulino e Cavecchie.
La strada diventa bianca e, in corrispondenza di un tornante, la si abbandona per scendere su un viottolo a sinistra per raggiungere la fontana dello "scaranto”, che nasce da una vecchia sorgente e verso valle alimentava una grande vasca in superficie utilizzata come serbatoio di scorta per fa funzionate fino agli anni ’60 un vecchio mulino ad acqua. Da qui il sentiero sale nel Bosco della Marognetta e, camminando per un viottolo, si raggiunge il Covolo della Marognetta, rifugio naturale che presenta una "piletta" scavata nella roccia dove un tempo, di nascosto, si pestava il tabacco, la polvere da sparo ed altre essenze.
Si incontra dopo la croce lignea un rovere secolare, l’albero più grande del territorio usato anche come riferimento su carte topografiche.
Superato il viottolo si raggiunge un bel sentiero e, scendendo, tenendo sempre la sinistra, si costeggia il Bosco Brendolan.
Giunti all'incrocio con la strada asfaltata si sale a destra per circa 120 m. verso il "castegnile". Da qui un sentiero sulla sinistra scende verso la Fontana Valentini, ricca sorgente che fino agli anni 70 forniva all’acquedotto l’acqua che arrivava al paese di San Vito. Ad un primo albio per abbeverare il bestiame si sono aggiunti due “lavandari”.
Giunti sul Col della Bianca prima di arrivare ad una casa, la passeggiata può semplificarsi imboccando il sentiero sulla sinistra, evitando così la parte più faticosa, ma anche più bella, dell'itinerario. L'itinerario principale risale, dopo una brusca deviazione a destra, un ripido costone roccioso per giungere alla Fontana dell’Orco utilizzata dagli abitanti della contrada sovrastante per abbeverare il bestiame e per fare il bucato.
Il bosco era un luogo di leggende e paure ove dimoravano orchi, streghe, folletti e fate. Il toponimo porta alla mente la gigantesca creatura di un orco che, a gambe divaricate, invitava il viandante a passarvi sotto e quando ciò avveniva le sue risate risuonavano lugubri.
Nei pressi della fontana affiora il più rappresentativo tra i filoni vulcanici dei Colli Berici.
Continuando il cammino si raggiunge Contrà Cenge dove si apre una bella visuale.
Se il sentiero viene sistemato dal gruppo alpini (altrimenti torniamo all’incrocio con il sentiero breve) si imbocca un ripido sentiero sulla sinistra, si supera il serbatoio dell'acquedotto e si raggiunge la boscaglia di carpini e la si percorre fino a che si giunge alla base di una parete rocciosa dove si apre il Covolo dell’Orco, la più grande grotta naturale della zona. E' un'ampia caverna di una ventina di metri, abitata da uomini nella preistoria, adibita, sino al secolo scorso, a ricovero di pastori e abituro di povere famiglie. Entrando e guardando in basso sulla parete destra, verso il fondo della grotta si potrà notare la sezione di un osso fossilizzato appartenente all’orso PELEO.

 


Dal covolo si prosegue per un sentiero accidentato per sbucare alla Bocca del Scaranton proseguendo per la carrareccia. Arrivati al tornante si prende un sentiero che conduce alla vecchia Cava Priara, dove fino all’anno 1957 venivano estrattati i blocchi di Pietra di Vicenza ed inoltre era anche in funzione un frantoio. Con cautela attraverso una galleria si entra nella cava. Dopo la visita all’interno della cava ci avviamo verso il sentiero che scende a Valle e imbocchiamo, al di fuori del sentiero la Via Piave per andare a pranzare all’Agrturismo Da Bedin.
Verso le 14.15-14.30 riprendiamo il sentiero e scendiamo a valle per la vecchia e ripida Strada delle Priare per giungere alla Contrada Grotte e Corte Rigolon. Al piccolo capitello si devia a sinistra per una campestre che ci riporta sul Colle della Bianca per scendere verso la Corte Benedettina, detta Corte Grande, antico ex convento del sec. XVII; la presenza benedettina è già accertata già dal 1091 e i monaci eseguirono nella zona parecchie opere di bonifica nella pianura sottostante. Della vecchia struttura rimane ben poco ormai anche se una bella loggia sovrapposta testimonia l'antico splendore.
Verso la fine dell'escursione si può ammirare un bel panorama del crinale su cui è costruito il centro storico di Brendola, dall'Incompiuta sino alla Rocca dei Vescovi, mentre sulla sinistra appare un’altra Corte Benedettina, detta Corte Piccola, con la vecchia Chiesa dedicata ai santi Vito, Modesto e Crescenzia, chiesa parrocchiale fino al 1965, arroccata su un'erbosa altura. Si risale gradatamente alla fontana di S. Vito, a sinistra dell’incrocio, la cui acqua proviene dalla Fontana Valentini, e da qui, scendendo a destra, si ritorna al punto di partenza.

Per il pranzo: prenotazione obbligatoria entro le ore 22.00 del 20 gennaio 2011 al Capogita con versamento 5€. di caparra: n° cell. 3384831894

Agriturismo da Bedin:
antipasti misti, bis di primi, dolce, acqua e caffè :13-15 euro cad.

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