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Data: 31 agosto 2008
Dislivello: 450 metri
Ritrovo : Piazzale di Belvedere di Tezze sul Brenta ore 7.00 e partenza immediata
Capogita: Luciano Magrin

La Catena di Bocche-Iuribrutto è nota per la gran quantità di reperti della Grande Guerra, conseguenza della lunga guerra di posizione che vi ebbe luogo dal giugno 1915 al novembre 1917. Mentre gli italiani erano posizionati su Cima Iuribrutto, gli austriaci fecero di Cima Bocche il perno della difesa imperiale. Perno inespugnabile che resistette per 29 lunghi mesi ai continui assalti dei fanti italiani che lasciarono sul terreno migliaia di morti: ancora oggi fra i sassi di dolomite e calcare dei canaloni e delle pietraie assolate dove il verde non attecchisce si possono trovare frammenti di ossa umane. La carneficina cessò nel novembre 1917 quando le truppe italiane ripiegarono dopo la rotta di Caporetto.

L’itinerario inizia poco prima del Passo di San Pellegrino salendo in 5 minuti (costo di sola andata €. 5,50) con la funivia Col Margherita ai 2.550 m. dell’omonimo colle. Già sul piazzale di uscita si gode di un ottimo panorama spaziante a nord verso il gruppo della Marmolada e a sud verso le Pale di San Martino. Da lì si prende l’Alta Via Mariota che, pressoché in piano, ci porta prima in circa 50 minuti alla Forcella di Vallazza (m. 2.521) e poi (evitando di salire alla Cima Iuribrutto), in leggera discesa, in ulteriori 40 minuti alla Forcella di Iuribrutto (o Gerebrut, o Sforcella Grana - m. 2.394), dove sorge una specie di capanna costituita da una tettoia e qualche panca (Bivacco Iuribrutto).
Da qui inizia la vera salita alla cima prendendo il sentiero sv. n. 628 che rimonta il costone orientale: bisogna superare i grossi blocchi accatastati di una frana per raggiungere un intaglio della cresta dove il sentiero si congiunge con il n. 626 che sale dai Lastè di Bocche (Lastè de Boce – m. 2.555). L’itinerario segue il ciglio della cresta, salendo verso nord: dappertutto si vedono trincee, resti di baraccamenti e fortificazioni, matasse di filo spinato, lamiere, schegge, paletti di legno: testimonianze dell’immane tragedia qui consumatesi in tre terribili anni di guerra. Si giunge infine a Cima Bocche (Cimon de Boce – m. 2.745 – h. 1.10 dal Biv. Iuribrutto) su cui sorge un capitello di legno con croce. Il panorama è molto ampio, e spazia su tutta la catena dei Lagorai, le Pale di San Martino, le Dolomiti di Fassa e del Cadore e le lontane montagne dell’Alto Adige.
Dopo la sosta pranzo si inizia a scendere prendendo il sentiero sv. 633 che, sempre fra i ricordi della Grande Guerra, ci porta il 20 minuti alla Forcella di Bocche (Sforcela de Boce – m. 2.543), dove si trovano i resti del trincerone austriaco ed una baracca riattata a ricovero d’emergenza con tavolo e panche (bivacco Forcella di Bocche). Da qui si scende nella valle dei Laghi di Lusia, fra sparsi macigni e magri pascoli, dove svettano gli alti steli dei cardi: si passa accanto al lago superiore per raggiungere quello inferiore dove sorge il Bivacco Redolf (m. 2.333 – h. 0.30 dalla Forcella di Bocche). Prendendo il sentiero sv. 621 con breve salita si raggiunge la Forcella di Lusia o di Caserin (Sforcella de Lujia o del Cajerin – m. 2.363), incisa fra la Cima di Lusia e la cresta sud-occidentale del Gronton. Dalla forcella ci si porta sul versante settentrionale della montagna seguendo lo stretto sentiero sassoso che dapprima traversa a sinistra un circo di ghiaie, per poi scendere deciso fra sassi e zolle d’erba ad un bivio dove si stacca a sinistra il sentiero sv. 634 per il Rif. Rezila. Noi proseguiamo a destra, sempre per il sv. 621; il sentiero si addentra parte nel bosco ed infine raggiunge la SS 346 che sale da Moena al Passo di San Pellegrino in località Fango (o Fanch - m. 1.643 - circa 1 ora e 45 minuti dal Bivacco Redolf).

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